“Dobbiamo rivalutare il significato di ozio dandogli la connotazione positiva di ricerca del piacere all’interno del difficile mestiere di vivere.” (Robert Louis Stevenson)
 
Probabilmente dal latino àutium, da àv-eo, sto bene. Il mondo classico lo considera un valore. Il sommo Virgilio scrive nelle Bucoliche “O Meliboee, deus nobis haec otia fecit” (O Melibeo, quest’ozio è il dono di un dio»)”.
 
I Greci usavano anche la parola σχολή (scholé) ovvero tempo libero per poter studiare in modo disinteressato, filosofico, contemplativo. Quindi il modo migliore per impiegare il tempo mortale. Poi Seneca celebra le doti dell’ozio come sinonimo di vita ritirata e necessità del saggio quando lo Stato è in mano ai malvagi. Saranno il Cristianesimo ed in particolare modo la Riforma protestante a denigrare in modo inappellabile l’ozio. Sacralità del lavoro, strada per la salvezza, contrapposta ad accidia ed indolenza, ozio come peccato capitale. Fortunatamente tra ottocento e novecento si torna, da parte di una minoranza intelligente, a celebrare l’ozio come tempo libero da dedicare al sapere apparentemente inutile. Il distillato più fine lo fornisce Ivan Aleksandrovič Gončarov in Oblomov col quale si realizzano l’incarnazione di indolenza, apatia, noia, pigrizia, nostalgia per l’infanzia priva di responsabilità. Una vita tutto sommato felice perché “Lo stare coricato non era per Ilià Ilìc’ una necessità come per un ammalato o per un uomo che abbia sonno, né un caso eccezionale come per chi sia stanco e bisognoso di riposo, e neppure un godimento, come per chi sia pigro: era semplicemente il suo stato normale”. Gigantesco, sublime. Infatti ho sempre amato Marcello Mastroianni.
 
In definitiva Dio stesso offre un buon esempio di ozio, sceglie di creare, non è obbligato… e infine riposa, è libero di non far nulla, è infinitamente potente, nessuno può rimproverarlo. Condizione divina è aver qualcosa da fare… e non farla. Un piacere impagabile. Anche per poter amare occorre molto tempo libero, è roba da fannulloni, da sublime civiltà evoluta. Diciamo che l’ozio è il vero fine dell’uomo, la dimensione di una possibile verità disvelata. Camus, ed io immodestamente con lui, pensa che l’ozio sia fatale solo al mediocre. È una vocazione, un nobile mestiere che ci consente di scrivere, pensare, inventare, amare, vivere davvero, costruire un animo aristocratico. L’ozio non è affatto una radice del male ma, al contrario, è veramente una vita divina, una condizione edenica. Non esistono arte, filosofia, scienza, libertà senza ozio. Non far nulla è difficilissimo ed estremamente faticoso, occorre un immenso talento intellettuale, è l’esistenza autentica, un intervallo di luce nel caos del divenire insensato, è l’unico modo per uscire dalla fatua leggerezza dell’essere. Dio gioca a scacchi ascoltando Bach e Mozart cantati dagli angeli. L’ozio è la perfezione parmenidea.
 
Chi dice di non aver mai tempo e svolge attività frenetica è un poveraccio, un infelice, un molestatore. Quando qualcuno mi mette premura o mi dice che si tratta di questione urgente, rallento apposta o vado via senza spiegazioni. Non esiste nulla di urgente tranne far l’amore e bere buon vino in piacevole compagnia. Detesto gli ipercinetici, quasi sempre seccatori inconcludenti e autentici incapaci lamentosi. Soltanto l’ozioso autentico possiede intelligenza e carisma. Quando l’ozioso decide di lavorare è preciso, rapido, implacabile, chirurgico, essenziale, vittorioso, divino. Non rompe i maroni agli altri dicendo continuamente che “ha tanto da fare”. Che diavolo avranno da fare i lamentosi?
 
L’ipercinetico seccatore ha paura del proprio nulla, non è in grado di pensare in santa pace, deve ammorbare l’esistenza altrui col proprio “fare” inconcludente. Ripeto con veemenza: diffidare di soggetti che sostengono di non aver tempo. Sono degli sfigati insopportabili, disperati e noiosi. Il saggio è in grado di stare chiuso in silenzio in una stanza a pensare in ozio assai produttivo. Non si lamenta e pensa a come combattere il Male del mondo, la velocità inconcludente del demonio. La saggezza è lenta, l’imbecillità è apparentemente veloce.
 
“L’uomo ha bisogno di vivere indaffarato. Niente di peggio dell’ozioso che non è nato per essere tale. Una vita oziosa che riesca a tenere lontane noia, rozzezza, crudeltà è tanto ammirevole quanto rara.”(Nicolás Goméz Dávila)
Mai parole più sagge furono scritte.
 

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